La storia di Emilio Vedova alla GNAM


Questo autunno romano è ricco di mostre interessanti.

L’ultima è quella presentata sabato scorso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dedicata ai settant’anni del percorso artistico di Emilio Vedova.
L’artista, scomparso il 25 ottobre dell’anno scorso, cullava da tempo l’idea di un’esposizione alla GNAM e già nel 1964 scriveva alla Bucarelli, storica soprintendente della Galleria: “Mi è entrata in testa la tua idea di prima o poi una mostra di Vedova. [...] Il cammino di un pittore contemporaneo che non rifiuta presenza e scelta insieme”.

Nei disegni giovanili di architetture, nei quali la sovrabbondanza di segni graffianti fa emergere con difficoltà le forme di chiese e palazzi veneziani, si scopre la presenza latente di quella forza espressiva che si manifesterà in tutto il suo esplosivo vigore all’alba degli anni ’50.
E in mostra è ben documentato il passaggio da un astrattismo geometrico razionale ad una gestualità estrema che, con abuso di terminologia, potrebbe essere definita informale o espressionista. “Sento rompersi il ghiaccio in me” scriveva Vedova negli anni di quel fatidico passaggio.

Coinvolgente l’allestimento del salone centrale in cui dischi di 2,8 metri di diametro, dipinti su entrambe le facce, si impadroniscono dello spazio con effetti sorprendenti.

Infine il catalogo. Uno dei suoi maggiori pregi sta nelle molte fotografie dell’artista, ripreso pennelli in mano, con gli abiti completamente macchiati e con la sua lunga barba che lo fa sembrare guerriero o profeta a seconda delle età.

A Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, fino al 6 gennaio 2008 e a Berlino, Berlinische Galerie, dal 25 gennaio al 20 aprile 2008.

Emilio Vedova 1919-2006



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