Di Duchamp non ce n'è mai abbastanza


Duchamp era un grande stratega. Maestro di scacchi e di sovrapposizioni. Credo, che le sue opere siano un frutto intimissimo di un certo modo di applicarsi ad un gioco tanto stimolante. Mi verrebbe quasi da dire che non sarebbe stato il grande artista che è stato se non avesse amato smodatamente gli scacchi. C'è un'armonia segreta nel corteggiamento infido della regina, in quel blandire accuratamente la sposa per catturare il suo muto consorte nel più perfetto dei pièges.

Una specie di democratico scenario nel quale anche l'ultimo dei pedoni può attentare alla somma autorità nemica. Un mondo in cui ognuno procede alla sua maniera, realizzando la più personale delle espressioni. Un pianeta lontano della galassia surreale, figlio di incontri di opache nebulose cubiste e di folgoranti stelle futuriste. Una terra che obbediva alla dittatura materica, che si piegava ad un fare a tratti estinto. Poi è stato Duchamp e il concetto ha cominciato a regnare da sovrano.

La pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva.

Video da arwen987

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