"L'invention du sauvage" in mostra a Parigi

Negli stessi giorni infiammati dalla polemica incentrata sulle scioccanti dichiarazioni del Ministro dell'Interno francese Claude Guéant, (il quale durante una seduta dell'Assemblea Nazionale, ha affermato testualmente "Tutte le civiltà non si equivalgono", scatenando l'ira della sinistra e non solo) si svolge a Parigi un'interessante esposizione intitolata "L'invention du sauvage".

Una mostra che si concentra proprio sul "processo di formazione" della figura del selvaggio, a partire dagli scritti di Rousseau, nei quali il filosofo esprimeva una nostalgia vicina allo stato di natura, fino ai problemi di integrazione delle immigrazioni di terza generazione, che affliggono ancora oggi, anche paesi dalla pluricentenaria tradizione di meticciato.

Un corpus di ben 600 opere, composto da sculture, quadri, affiche, cartoline, fotografie, costumi, selezionate per la loro valenza simbolica, contribuisce a fare entrare i visitatori nel pieno del soggetto analizzato, ma è anche e soprattutto il sostegno delle pellicole d'archivio proiettate, a restituire un panorama composito dell'industria dello "spettacolo esotico". Una fiorente attività commerciale che, oltre ad impiegare la bellezza di 35.000 figuranti in tutto il mondo, è stata uno dei punti focali dell'intrattenimento a partire dagli inizi del XIX° secolo fino ad oltre la metà del XX°. Strumento di propaganda dalle dubbie utilità scientifiche, che ha profondamente influenzato la "maniera occidentale" di rapportarsi all'altro.

Il curatore, Lilian Thuram, ex-calciatore francese originario delle Antille, passato dai campi all'impegno contro il razzismo, che conduce grazie alla fondazione che porta il suo nome. Un volto noto del mondo dello sport per un evento culturale che, a suo stesso dire, vuole far riflettere sul:

razzismo come costruzione intellettuale, ma anche sull'alterità stessa, e sulla natura dei nostri pregiudizi, per comprendere come superarli

Video da quaibranly

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