Décadence alla galleria Yvon Lambert

Décadence da Yvon Lambert
L'artista alla moda, è sulla bocca di tutti. Il suo nome affolla i giornali, le trasmissioni televisive. La sua faccia è un po' ovunque e, gloria del beato narcisismo, potrebbe davvero cominciare a "sentirsi arrivato". Errore fatale da "principiante del mondo dell'arte", mania pericolosissima e dai risvolti a tratti grotteschi. Smontare il mito, questa si che è un'attività à la page, ed ecco il colpo di genio della galleria Yvon Lambert di Parigi. Se tutto va verso un progressivo decadimento, è proprio all'apice del riconoscimento che si occupa la giusta posizione per riflettere sulla discesa che avvolge l'intera società attuale.

Cinque nomi "al culmine", Loris Greaud, Douglas Gordon, Gardar Eide Einarsson, Francesco Vezzoli, Cerith Wyn Evans per interpretare uno "stato d'animo" condiviso, per eviscerare le più intime ragioni del declino e rappresentarlo, nelle forme e nei modi del "tentato coinvolgimento emotivo". Appello muto che si consolida nella complessa istallazione "A word of absolut relativity" di Greaud. Un susseguirsi di sedie accostate e racchiuse in cubi di plexiglas, tele ricoperte di viscere bianche di animali, il tutto circondato da neon, per una visione a dir poco straniante. Se l'italiano Vezzoli, presenta autoritratti nelle vesti leggendarie del sole e della luna, e Gordon scarnifica il volto di James Dean e David Bowie, gli stendardi bicolore di Eide Einarsson gridano un mondo, affascinate nel suo essere indubbiamente perdente e perduto, nelle luci di Wyn Evans. Perché in fondo lo diceva già Jean Cocteau che:

la decadenza è quel lungo istante nel quale la civiltà diventa eccellente.

Via | re-title.com

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