Questo quadro mi riguarda...

Bénédicte Hébert ça me regarde
Mettiamo l'occhio all'opera, tela, scultura, video o istallazione, che sia. Sembra che al centro ci sia sempre e solo lei, prodotto viscerale del lavoro dell'artista e indispensabile protagonista della relazione estetica. Ma a chi la osserva non prestiamo necessariamente la stessa attenzione. Non è forse arrivato il momento di concentrarsi sul visitatore? Deve averla pensata proprio così Bénédicte Hébert, videartista e fotografa classe 1967. Da questa intuizione è nata la serie ça me regarde, un ciclo che si sviluppa proprio intorno all'idea di immortalare gli "spettatori" dinanzi alle opere che osservano, che ha dato vita anche ad unapubblicazione omonima.

E se la trovata di per sé, non è delle più originali, visto che l'aveva già proposta anche il fotografo tedesco Thomas Struth, l'interpretazione della Hébert ha il vantaggio di spostare completamente il punto di osservazione, immortalando i personaggi di spalle, come appaiono nella realtà. Il risultato trasuda una strana intimità che si instaura tra persone e opere, entità che si scoprono e si mostrano, unite da un legame misterioso e atemporale. Si tratta di ritratti inconsueti, che la dicono lunga sui protagonisti, umani e non, e lasciano intravedere mille storie diverse, oltre le mura dei grandi musei che le ospitano. Persino il gioco della rappresentazione, che coinvolge i soggetti e colei che li ritrae, si arricchisce e si complica, in una dinamica di interazioni, amplificate dagli effetti grafici aggiunti.

Via | boumbang.com

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