A Roma il sentimento del vero dei Macchiaioli


Come anticipato, a Roma sono tornati i macchiaioli.
Un tema a cui sono state già dedicate innumerevoli mostre (su tutte cito quella organizzata nel 2000 al Museo del Corso proprio a Roma e quella di Silvestro Lega a Forlì, quest’anno), di qualità spesso non esaltante.

La mostra presentata oggi al Chiostro del Bramante, con qualche aggiunta, è la stessa conclusa a giugno a Palazzo Bricherasio, Torino.

In una conferenza stampa devo dire più interessante del solito, merito forse dell’assenza di cariche politiche e soprattutto dei loro interventi al sonnifero, la curatrice Francesca Dini ha fatto notare che l’avventura dei Macchiaioli, intesi come movimento unitario, si esaurisce proprio con la fine del Risorgimento. Quasi a significare che la lotta di questo straordinario gruppo di artisti contro i manierismi della pittura d’accademia, allora caratterizzata dalla sovrabbondanza di dettagli, sia parente stretta di quella combattuta con le armi per l’indipendenza italiana.

Dal 1880 in poi, con lo sfaldamento del gruppo (e con l’Italia ormai unita) le tre personalità più forti Fattori, Lega e Signorini, prendono, ed è ben documentato nell’ultima sezione della mostra, strade differenti per temi e linguaggi, ma legate dal comune denominatore del Realismo.

Degno di nota, insieme ad una mezza dozzina di straordinari Fattori, “Cucitrici di camice rosse” di Borrani che per luce e limpidezza mi ricorda Vermeer.

A Roma, Chiostro del Bramante da domani 11 ottobre al 3 febbraio 2008.

I Macchiaioli. Sentimento del vero








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