Le donne e i treni di Paul Delvaux

Paul Delvaux
Credo che Paul Delvaux sia uno dei pochi pittori recenti che ha saputo fondere, in maniera magistrale, suggestioni classiche e metafisiche con elementi strettamente moderni, conservando allo stesso tempo una certa "vivacità della tela". La duplice influenza esercitata da una madre estremamente severa e dall'amico Émile Salkin, valente artista affascinato dai musei naturali, ha ispirato alcuni dei temi più importanti della sua estesa produzione: le figure femminili e gli scheletri. Se le donne che passano attraverso le sue mani prendono le sembianze di matrone dell'antichità greco-romana, avvolte in pepli e con occhi scuri e distanti che ricordano quelli degli oracoli, le "intelaiature di ossa" sembrano rinascere a nuova esistenza, inseriti in contesti quotidiani con una naturalezza che esalta il contrasto e non può non spingere alla riflessione sulla caducità della vita.

Il primo periodo, coincidente con gli studi presso l'Accademia Reale delle Belle Arti di Bruxelles, portò nei suoi lavori la passione per le stazioni e per i treni che apparirà in gran parte delle opere successive, ma è con "l'epifania" derivante dall'incontro del quadro di De Chirico, "Mistero e malinconia di una strada", che si compie il suo passaggio, mai suggellato da un'adesione ufficiale, ma testimoniato di fatto, al surrealismo. Così si spiegano l'amore per le architetture imponenti, la limpidezza delle prospettive e l'abbinamento di soggetti apparente estranei agli sfondi, ma soprattutto la grande carica di enigmatico fascino, che i suoi quadri esercitano ancora oggi.

Via | delvauxmuseum.com

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