Al numero 59 di Rue de Rivoli


L’associazione 59 Rivoli "spunta" nel bel mezzo di una della più grandi "arterie dello shopping" parigino. Il suo "quartier generale" (termine che impazza in tempi di campagna elettorale d'oltralpe) è un palazzo atipico, originale e coloratissimo, che spicca tra boutique ed interi edifici dedicati ai grandi marchi internazionali, strappando qualche sorriso ed attirando la curiosità di quei passanti non troppo assorbiti dal tran-tran del centro. Basta alzare lo sguardo per rendersi conto che non si tratta di un'operazione di marketing legata all'apertura di chissà quale store, né tanto meno di una qualche forma di pubblicità, bensì di un vero e proprio "tempio" nel quale immergersi completamente nel lavoro dei creativi presenti.

E pensare che all'origine, nel non lontanissimo 1999, si trattava di uno "monumento allo squatting", aperto da alcuni artisti in cerca di un luogo per produrre, esporre e vivere. La scommessa sembra riuscita, visto che, a quasi tredici anni di distanza e dopo un processo di legalizzazione, lo spazio in questione si è trasformato e organizzato, ritagliandosi un vero e proprio "ruolo di riferimento" all'interno del quartiere e della città. Riempito di artisti fino al sesto piano, con ben trenta atelier visitabili, ospita al livello del suolo una galleria, nella quale si susseguono le esposizioni al ritmo di una ogni due settimane e realizza il sogno dell'interazione tra le differenti forme espressive. Design, arti figurative, performance, musica, danza e quant'altro, si incrociano su un terreno che si definisce a ragione:

piattaforma di espressione e di promozione di tutte le differenti forme artistiche e d'animazione culturale attuali.

Via | 59rivoli.org

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