Le sculture sonore di Matteo Nasini nel primo episodio di Art Talk Italia su VICE


Spesso i tempi del reportage televisivo, la rigidità dell'intervista frontale, non bastano per raccontare i meccanismi della creatività. Lanciata qualche anno fa, Art Talk - I meglio creatori-di-cose e le loro creazioni, è una delle serie più viste su Vice.com. Un format audiovisivo sul web approdato anche in Italia, alla scoperta degli artisti e dei loro ambienti di lavoro. Una serie di interviste, esplorazioni, piccoli documentari, nel tentativo di raccontare la scena contemporanea dalla parte delle idee e degli autori.

Il primo episodio di Art Talk Italia ci porta nella casa-studio di Matteo Nasini, a Roma. Musicologo, contrabbassista nell'orchestra di Riccardo Nuti, Matteo si allontana dalla musica classica qualche anno fa, stanco di “praticare un'arte antica mentre tu vivi nel presente”, e si mette a creare nuovi strumenti musicali. Comincia così la sua sottile ricerca nell'ambito della sound art, interessandosi alla “musica aleatoria, la musica casuale, in cui non c'è la consapevolezza della scrittura, della composizione dietro”.

Sculture sonore, corde, casse armoniche, e l'intervento costante degli elementi naturali sulla materia, sul legno. Come il Centocordo, la grande cetra realizzata nel 2011 a Bari, che trasforma il vento che entra nel porto in onde sonore. Uno strumento che raccoglie più direzioni di vento, in parte accordato sulla scala araba, in parte sul sitema temperato europeo, è esso stesso un'indagine culturale che pone di fronte due differenti sistemi di intonazione.

Art Talk Italia - Foto di scena
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La musica eolica va di pari passo con il mio interesse per le frequenze non udibili, un range di frequenze sotto la soglia della nostra percezione uditiva, che il cervello comunque registra, senza codificarle come suono”. Così nascono i risonatori eolici di Nasini, che lavorano sui processi generativi del suono e cercano di portare allo scoperto “le frequenze non udibili, che in parte sono alla base di fenomeni di deja-vu... per cui il cervello registra una presenza, non riuscendola a contestualizzare nella realtà, inizia a cercare un immagine in se stesso e a volte ti restituisce un deja-vu”. Si tratta insomma di scenari sonori che lavorano anche sulla rarefazione e la dimensione acustico-visiva, in cui si scopre forse che l'immaginario collettivo funziona con precise frequenze di attivazione.

Potere del suono d'altronde... vi è mai capitato di portare la vostra chitarra (classica o acustica) all'aria aperta, magari al mare o in un sito piuttosto ventoso? Se la lasciate appoggiata ma non troppo, ad un palo o un albero, in modo che possa vibrare, piano piano le corde cominciano a girare andando in risonanza. Si sviluppa così una frequenza armonica nella cassa e pervade l'ambiente.

Il mini documentario prosegue facendo incursione nell'esperienza nell'arte più squisitamente visiva di Matteo Nasini, i sui suoi arazzi, prodotti attraverso la ripetizione di rudimentali patchwork e le sculture. Poi ci parla della situazione nella capitale. L'attaccamento alla città in cui vive è legato soprattutto alle persone che qui si trovano: “Roma è una bellissima città che vive una sorta di cristallizzazione su se stessa […] stando qui è tutto Roma su Roma, c'è il rischio di essere autoreferenziali

Nei prossimi episodi Art Talk Italia andrà a far visita a Ra di Martino e Nicola Pecoraro.

Foto di scena
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