Le sculture di Fausto Melotti al Madre: le forme armoniche della realtà

Melotti, MADRE

Sembrano fatte apposta per ospitare le sculture di Fausto Melotti, le sale del Madre, Museo d’Arte Contemporanea di Napoli. Così scorgendovi l’opera Le Torri della Città Invisibile (1976) si ha come l’impressione che prendano forma proprio dallo spazio bianco che le circonda. La mostra curata da Germano Celant presenterà fino al 9 Aprile 200 opere dello scultore Melotti, dai primi anni della sua carriera artistica fino a quelli della sua maturità, intorno agli anni ‘70.

Sarebbe interessante visitare a pochissima distanza di tempo, la mostra in corso fino al 17 Giugno, su Wildt a Forlì e poi questa del Madre. Ci si potrà rendere conto di come il percorso dell’allievo Melotti, avesse preso, senza dimenticare gli insegnamenti del maestro, una direzione personale.

Le opere di Melotti riflettono la sua biografia: studente di ingegneria prima, poi di musica, di arti applicate a Rovereto e di scultura da Adolfo Wildt presso l’Accademia di Brera, a Milano. Per cui non sarà difficile notare espressi sia l’amore per i materiali, da rispettare nella propria natura e da lavorare come un “artigiano”, la solidità metafisica della produzione anni ‘30, dove uomini-individuo sembrano venir fuori dai quadri di Carrà e De Chirico ( I Sette Savi, 1936) e sia la leggerezza delle forme astratte degli anni ’70, grafiche e armoniche come spartiti musicali.

Chi non è abituato all’arte contemporanea, farà fatica osservando le opere di Melotti, a farsi trasportare dalla tipica emozione da crisi di Stendhal. Ma è il fine a cui tendeva l’artista: senza estetismo, ricostruire tramite oggetti comuni, una realtà governata dalla fantasia, per esprimere concetti eterni senza retorica

Foto: |Dal sito del Museo Madre di Napoli Fausto Melotti, Le Torri della Città Invisibile, 1976

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