Postmuralismo e graffiti, l'argentino Jaz si racconta in un'intervista

Da non confondere con Jay-Z (il rapper americano), Jaz, all'anagrafe Franco Fasoli è un artista calletero che ha iniziato a dipingere per le strade di Buenos Aires alla fine degli anni novanta. Nel breve documentario/intervista che vedete qui sopra (realizzato da Filmacciones de la Ciudad) racconta il suo punto di vista. I graffiti e la street art hanno preso a paradigma la scena newyorchese nata negli anni '70/'80 del secolo scorso e al momento vivono una situazione di stallo. L'arte urbana invece, indipendentemente dalle tecniche e dagli stili utilizzati, si definisce e si concretizza per la sua presenza nello spazio pubblico, per la sua capacità di innescare interazioni e relazioni.

Ecco perché Jaz, dopo gli studi accademici e l'esperienza come scenografo teatrale, è tornato a dipingere su strada con una nuova libertà. Parlando del suo lavoro tira fuori la definizione di postmuralismo, per smarcarsi un po' dall'imprinting della cultura americana sulla scena dei graffiti (“istituzionalizzata ed in parte già assorbita nell'universo dell'arte contemporanea”), ma anche per richiamarsi al movimento pittorico che, nato in Messico cento anni fa, ha trovato la sua diffuzione anche in Argentina.

Mescolando pittura asfaltica bituminosa con solventi, stende il suo colore con l'ausilio di spray, rulli e pennelli, ricreando su muro opere che sembrano acquarelli.

I suoi soggetti preferiti sono i personaggi della Lucha Libre (vi ricordate il cartone animato l'Uomo Tigre?) ed i grandi animali, che rappresenta con qualche influenza espressionista. Guardando al suo lavoro dice di cercare sempre un equilibrio, nel rispetto della città e dei suoi spazi, senza voler imporre la sua presenza a tutti i costi.

Se fate attenzione, nel video si vede all'opera anche Pixel Pancho, con cui Jaz ha collaborato in Messico ed a Miami.

Jaz - opere su strada

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