"Indignados" al Largo Baracche di Napoli

Indignados al Largo Baracche
Siamo tutti "Indignados" nei sotterranei di Napoli, nelle viscere di tufo dei Quartieri Spagnoli, dove tra contestazione ed innegabile "tiramm à campà" si giocano i destini di una popolazione che sembra non conoscere rassegnazione. Nonostante tutto. E lo siamo ancora di più quando una tale indignazione assume una forma viva e pulsante, come accade nell'omonima collettiva partenopea che "prenderà possesso" degli spazi del Largo Baracche, ex-rifugio antiaereo restituito all'evoluzione culturale della metropoli partenopea, dalla tenacia di "alcuni scugnizzi contemporanei". Era il 2006, l'inizio della storia e del recupero di un "luogo altamente simbolico". Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore ottennero dal Comune il permesso di occuparsene, strappandolo al suo destino/declino di deposito di motorini rubati. Il loro progetto sta ancora in piedi, monumento quotidiano ad una sfida difficile, ma non impossibile, che si erge tra l'indifferenza degli organi preposti e la ferita della terra.

A partire dal 30 marzo, nei corridoi sotterranei sottostanti Piazza Baracche, la marcata disapprovazione odierna avrà nuova forma, solida e definita, racchiusa nelle opere di dieci artisti “reclutati” da Largo Baracche Project. Maria Giovanna Ambrosone, Mary Cinque, Chiara Corvino, Tommaso Freda, Arturo Ianniello, Corrado La Mattina Leskin, Pasquale Napolitano, Vincenzo Spagnuolo, Andreas Zampella, Elpidio Ziello. Ognuno a suo modo, esprimendosi nell'idioma che gli è proprio, ognuno per sé, ma anche per tutti, in una vicinanza, a tratti asfittica, che si identifica pienamente con il vissuto di "questo angolo affollato di mondo" che è il centro di Napoli. Una fusione di identità che garantisce l'unicità dei suoi componenti e potenzia il grido di un territorio che non ha mai smesso di affermare, con lacrime e sangue, il suo potente sdegno.

Immagini gentilmente fornite da Giuseppe Ruffo (tranne la prima da roarmag.org)

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