L'enigma della bella principessa di Silverman

La bella principessa di Silverman
Il mercante d'arte Peter Silverman ha incontrato il ritratto detto de "La bella principessa" una decina di anni fa, presso una delle sedi della casa d'aste Christie's. All'epoca l'aveva mancato di un soffio poiché il ritratto, considerato un'opera del XIX° secolo, era stato aggiudicato per meno di 20.ooo dollari. Ma il suo colpo di fulmine era destinato a durare nel tempo, dopo averlo ritrovato in una galleria newyorkese, Silverman lo acquista per 22.000 euro, convinto che si tratti di una pittura italiana del XV° secolo e, forse, addirittura un'opera di Leonardo da Vinci, del quale, a dispetto della lunga produzione, restano solo una ventina di quadri conosciuti.

La supposizione è una vera bomba nel mondo dell'arte, tornato a Parigi si affretta a provare ufficialmente la paternità del lavoro, operazione peraltro alquanto ardua dato che l'opera non è firmata e che la sua esistenza non è menzionata in nessuna fonte. L'ostacolo è rilevante, i critici sono estremamente divisi, molti non lo trovano qualitativamente all'altezza, mentre si accumulano gli indizi a favore della tesi del proprietario. Uno degli specialisti si concentra sulla cura con la quale è stato realizzato il nastro dei capelli, altri esaltano la finezza degli occhi, le cui ciglia inferiori sembrano esser state realizzate con un pennello ad unica punta. La datazione al carbonio 14 permette di fissare la nascita del supporto, in pergamena, all'epoca di Leonardo, e uno studio dei tratti ha rivelato che il suo realizzatore era mancino, come Leonardo.

Si tratta di una pregevole rappresentazione di giovane donna, realizzata con una materia inedita, il gesso e una tecnica assolutamente sperimentale, elementi che potrebbero avvalorare l'idea di Silverman. Un'analisi ai raggi X, la stessa alla quale è stata sottoposta più volte anche la Gioconda, ha rivelato estreme somiglianze con uno schizzo di Isabella d'Este, universalmente attribuito a Leonardo, e la complessa pettinatura, racchiusa in una treccia e detta coazzone, tipica della fine del XIV e lanciata da Beatrice d'Este, lascia immaginare che la protagonista dell'opera sia una dama della corte milanese degli Sforza, presso la quale Leonardo soggiornò tra il 1482 e il 1500. Potrebbe finalmente trattarsi di Bianca Sforza, figlia illegittima di Ludovico, morta in giovane età. Un'impronta in alto a sinistra nella tela avrebbe potuto fornire la prova definitiva, comparabile con molte altre opere del pittore italiano che portano i segni delle dita del loro autore, se l'indagine collettiva condotta dall'istituto di criminologia di Losanna non avesse dichiarato la traccia inutilizzabile.

Le prove per attribuire l'opera al celebre maestro toscano sono dunque insufficienti quando ci si rende conto dell'esistenza di tre fori sul lato sinistro, probabili segni di rilegatura, uniti al materiale tipicamente libresco del supporto, lasciano immaginare che si tratti di un immagine dipinta per essere inserita in un volume realizzato, come tradizione, per il matrimonio di Bianca Sforza e poi strappata. Gli scettici continuano a sollevare i propri dubbi, ma i segni coincidono con uno dei codex delle sforziadi, portato in Polonia da Bona Sforza e attualmente custodito nella biblioteca di Varsavia, al quale manca misteriosamente la pagina che precede il frontespizio...

Via | arte.tv

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